giovedì 29 gennaio 2015

Art. 843



Prendi un pallone di cuoio, di quelli che hanno visto tempi migliori. Prendi un ragazzino, meglio due. Quattro e' perfetto. Mettili nel cortile, nemmeno troppo grande, di una casa stretta tra altre case: è subito "partitone". Qualche tiro di prova, tanto per saggiare l'avversario, e poi parte il primo goal!
Solo che il cancello
è basso, e il pallone vola fuori, atterrando nel giardino del vicino. "Noo! Proprio lì doveva finire" pensano i ragazzi, preparandosi ad andare a recuperarlo. Altre volte, vincendo la timidezza, hanno suonato quel campanello e si sono trovati di fronte a quegli occhi duri, opachi.
"La prossima volta non ve lo do piu'" aveva abbaiato l'ultima volta, ma sono passati nove mesi; non pensano che dica sul serio. E invece
è serissimo e, dopo averli insultati, sparisce portandosi via il pallone.
Sarebbe potuta finire così, per quieto vivere, per non rispondere alla violenza con la violenza. Ma i ragazzini hanno due genitori che credono nel diritto e nel potere della parola. Scrivono una lettera, al vicino, citano un articolo del codice civile che vieta di appropriarsi di oggetti caduti accidentalmente nel proprio giardino.

Il vicino e la moglie si rivolgono a un legale, che consiglia loro di restituire al più presto il maltolto. A malincuore, nottetempo, gettano il pallone in un angolo nascosto del giardino di fronte.
Ora i ragazzini possono continuare la loro partita, sapendo che il diritto vince sulla prepotenza.

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