Da qualche settimana al numero
18 di via Sottocasa, non lontano dalla piazza principale di Borgo Propizio, erano in corso i preparativi per l'apertura
di un nuovo esercizio commerciale.
Gli abitanti del Borgo si
domandavano cosa si celasse dietro quell'insegna un po' retrò che recitava, a
caratteri dorati in campo celeste: “Ufficio delle cose perdute”.
“Di sicuro è una specie di
banco dei pegni, o uno di quei comproro
in franchising che si usano adesso. Strano, però, che il sindaco Rondinella gli
abbia dato il permesso di aprire proprio qui, dentro le mura...” aveva commentato
Dora, la giornalaia, di solito la più informata sulle novità di Borgo Propizio
e dintorni.
Che stavolta, però, si fosse
sbagliata di grosso era apparso chiaro nel momento stesso in cui Libero
Bonamici, il proprietario, aveva sollevato per la prima volta la saracinesca,
un mattino di settembre.
Dietro una porticina dai vetri
un po' appannati, che pareva rubata a un
vecchio ufficio postale, si apriva un piccolo vano quadrato, illuminato da
lanterne di ogni forma e dimensione, che diffondevano una luce calda e
accogliente.
Su ogni parete scaffali di
legno dai colori pastello, pieni zeppi di tutti quegli oggetti che, nella
memoria di ciascuno, occupano un posto importante:un Cicciobello anni '70 col
suo vestitino di lana azzurra, una polaroid perfettamente funzionante, un
mangiadischi rosso con tutta la collezione delle Fiabe sonore, una sdraio da
giardino fatta di fili di gomma intrecciati, carta da lettere per la posta
aerea e le mille altre cose che la fantasia, il sogno o il ricordo,
custodiscono gelosamente in qualche armadio segreto.
Lui, Libero, per lavoro
toglieva i sogni dall'armadio e li restituiva, più vividi e brillanti che mai,
a coloro che credevano di averli smarriti.
Bastava che un cliente
entrasse nell' “Ufficio delle cose perdute” e
gli spiegasse cosa stava cercando e lui, in un battibaleno, riusciva a
scovare proprio quell'oggetto.
Prodigi di Internet, che a
volte è quasi meglio di una bacchetta magica, ma non solo.Lui sapeva
esattamente cosa cercare anche quando il cliente stesso, indeciso, non riusciva a spiegarlo chiaramente.
Prodigi dell'empatia e
dell'esperienza, che sono molto meglio di una bacchetta magica, e perfino di
Internet.
Quello che lo incantava, del
suo lavoro, era vedere uscire dal suo negozio i clienti con quella gioia negli
occhi che hanno solo i bambini molto piccoli, o gli anziani molto saggi.
Lui anziano non era ancora,
con quel volto che raccontava, attraverso la trama sottile delle rughe, mezzo secolo di una vita per lo più serena, e saggio...be' , lui non
avrebbe scelto quell'aggettivo per descrivere se stesso. Errori ne aveva fatti,
eccome.
Se n'era andato da Borgo
Propizio quando aveva vent'anni, per cercare, fuori da quelle mura cadenti, il
respiro che si sentiva mancare, ed era tornato perchè si era accorto che,
lontano da lì, gli mancava il respiro.
Chissà se Cesare, il suo amico
di quando sogni e realtà erano ancora un tutt'uno, abitava ancora al Borgo, e che ne era stato
di lui.
Sapeva, perchè glielo aveva
detto sua madre buon'anima, che era diventato avvocato, si era sposato e aveva
una figlia, ma era passato molto tempo da allora, e di lui aveva perso ogni
traccia.
Se un giorno Cesare fosse
entrato nel suo negozio sapeva esattamente che cosa avrebbe cercato per lui,
frugando tra i ricordi di entrambi, pensava Libero, rigirando tra le mani un
soldatino di latta rosso e blu identico a quelli che avevano accompagnato
tanti dei loro pomeriggi, dopo la
scuola.
Uno di questi giorni, aveva deciso, sarebbe andato
a cercarlo
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