martedì 17 febbraio 2015

Libero Bonamici



Da qualche settimana al numero 18 di via Sottocasa, non lontano dalla piazza principale di Borgo Propizio,  erano in corso i preparativi per l'apertura di un nuovo esercizio commerciale.
Gli abitanti del Borgo si domandavano cosa si celasse dietro quell'insegna un po' retrò che recitava, a caratteri dorati in campo celeste: “Ufficio delle cose perdute”.
“Di sicuro è una specie di banco dei pegni, o  uno di quei comproro in franchising che si usano adesso. Strano, però, che il sindaco Rondinella gli abbia dato il permesso di aprire proprio qui, dentro le mura...” aveva commentato Dora, la giornalaia, di solito la più informata sulle novità di Borgo Propizio e dintorni.
Che stavolta, però, si fosse sbagliata di grosso era apparso chiaro nel momento stesso in cui Libero Bonamici, il proprietario, aveva sollevato per la prima volta la saracinesca, un mattino di settembre.
Dietro una porticina dai vetri un po' appannati, che pareva rubata a  un vecchio ufficio postale, si apriva un piccolo vano quadrato, illuminato da lanterne di ogni forma e dimensione, che diffondevano una luce calda e accogliente.
Su ogni parete scaffali di legno dai colori pastello, pieni zeppi di tutti quegli oggetti che, nella memoria di ciascuno, occupano un posto importante:un Cicciobello anni '70 col suo vestitino di lana azzurra, una polaroid perfettamente funzionante, un mangiadischi rosso con tutta la collezione delle Fiabe sonore, una sdraio da giardino fatta di fili di gomma intrecciati, carta da lettere per la posta aerea e le mille altre cose che la fantasia, il sogno o il ricordo, custodiscono gelosamente in qualche armadio segreto.
Lui, Libero, per lavoro toglieva i sogni dall'armadio e li restituiva, più vividi e brillanti che mai, a coloro che credevano di averli smarriti.
Bastava che un cliente entrasse nell' “Ufficio delle cose perdute” e  gli spiegasse cosa stava cercando e lui, in un battibaleno, riusciva a scovare proprio quell'oggetto.
Prodigi di Internet, che a volte è quasi meglio di una bacchetta magica, ma non solo.Lui sapeva esattamente cosa cercare anche quando il cliente stesso,  indeciso, non riusciva a spiegarlo chiaramente.
Prodigi dell'empatia e dell'esperienza, che sono molto meglio di una bacchetta magica, e perfino di Internet.
Quello che lo incantava, del suo lavoro, era vedere uscire dal suo negozio i clienti con quella gioia negli occhi che hanno solo i bambini molto piccoli, o gli anziani molto saggi.
Lui anziano non era ancora, con quel volto che raccontava, attraverso la trama sottile delle rughe,  mezzo secolo di una vita  per lo più serena, e saggio...be' , lui non avrebbe scelto quell'aggettivo per descrivere se stesso. Errori ne aveva fatti, eccome.
Se n'era andato da Borgo Propizio quando aveva vent'anni, per cercare, fuori da quelle mura cadenti, il respiro che si sentiva mancare, ed era tornato perchè si era accorto che, lontano da lì, gli mancava il respiro.
Chissà se Cesare, il suo amico di quando sogni e realtà erano ancora un tutt'uno,  abitava ancora al Borgo, e che ne era stato di lui.
Sapeva, perchè glielo aveva detto sua madre buon'anima, che era diventato avvocato, si era sposato e aveva una figlia, ma era passato molto tempo da allora, e di lui aveva perso ogni traccia. 
Se un giorno Cesare fosse entrato nel suo negozio sapeva esattamente che cosa avrebbe cercato per lui, frugando tra i ricordi di entrambi, pensava Libero, rigirando tra le mani un soldatino di latta rosso e blu identico a quelli che avevano accompagnato tanti  dei loro pomeriggi, dopo la scuola.
Uno di questi giorni, aveva deciso, sarebbe andato a cercarlo

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