martedì 7 aprile 2015

Storia del mio occhio sinistro




Ho deciso di raccontare la storia del mio occhio sinistro perchè sento terribilmente la sua mancanza, ma non è facile, credetemi.
Il fatto è che quando ce li hai, gli occhi, non pensi mai che potresti perderli per sempre. A me è successo in una mattina incredibilmente azzurra, proprio come il mio occhio sinistro, dopo una notte passata a bere vino davanti al fuoco con degli uomini che avevo conosciuto qualche giorno prima.
Non che cercassi compagnia, a me piaceva star solo, di solito, sulla mia isola in mezzo al mare.
Un tempo era diverso: quando ero bambino parlavo in continuazione, e quell'erinni della maestra mi aveva soprannominato “chiacchierone”...
Forse per questo sono diventato sempre più taciturno e solitario, ma non quella sera.
Quegli uomini, che erano entrati nella mia caverna mentre ero fuori a pascolare le mie pecore,  mi avevano offerto doni, come  per scusarsi di quell'intrusione.
Dapprincipio la  rabbia per averli trovati in casa mia mi aveva reso pazzo, e per questo alcuni di loro pagarono con la vita, ma poi cominciai ad abituarmi alla loro presenza.
Quella sera, quello che sembrava il loro capo mi aveva versato del vino, e avevamo cominciato a bere, scaldandoci al fuoco. Mi aveva raccontato dei suoi viaggi, di una guerra sanguinosa combattuta per una donna, della sua sposa rimasta sola a crescere il lorobambino, e della sua isola petrosa.
Poi, verso l'alba,  il vino aveva avuto la meglio sulla mia voglia di ascoltare ancora, e mi ero assopito, abbandonandomi alle dolci lusinghe di Morfeo.
Quello che avvenne dopo è difficile da raccontare. Ancora oggi, il solo ricordo mi acceca di rabbia.
Ma non è solo la rabbia, a rendermi cieco. Quando quel dolore bruciante mi strappò dal sonno sentivo il calore del sole sulla pelle, ma intorno a me c'era solo buio.
Le mie urla disumane avevano allarmato i miei fratelli, che vivevano nelle isole vicine. Mi  chiesero cosa fosse successo, chi mi avesse fatto del male. “Nessuno!” urlai, con quanto fiato avevo in corpo. Lui, il capo, quello che aveva affondato il palo infuocato nel mio occhio sinistro, il mio unico occhio, in realtà,  aveva detto di chiamarsi così.



Nessun commento:

Posta un commento